lunedì 22 giugno 2015

AFORISMI E RIFLESSIONI

CULTURA D'ESTATE 09

Per la giornata di giovedì. A venire: venerdì, sabato, domenica, lunedì.

Sono tornato! In questi giorni sono stato a Praga, nei prossimi giorni se riesco infilo un po' di foto così vi racconto un po' di storia e un po' di arte, perché quella città ne è piena. Infine però devo farvi un'ultima serie di care riflessioni che ho in serbo per voi, e nelle giornate dei prossimi giorni potrò parlarvi un po' di Praga.

Intanto, per questi aforismi che vi incollo di continuo, vi consiglio l'iscrizione alla newsletter di un aforisma al giorno, facilmente rintracciabile su google. Non è mia intenzione fare pubblicità, eppure se c'è qualcosa di bello dovrò pur consigliarlo, no? Ovviamente è tutto gratis.

1) Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere.
D. Arbus
Al contrario delle precedenti frasi della fotografa, questa mi sembra un po' più furba. Non so se vi ricordiate il detto: "Il miglior modo per dire la verità è non dirla affatto", e mi pareva anche di avervi parlato in altre occasioni delle cosiddette bugie a fin di bene. Ecco, questa è la stessa verità applicata alle fotografie. E come dice Poe ne la lettera rubata:"Il miglior modo per nascondere qualcosa è renderlo visibile alla vista di tutti".

2)Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi.
Marcel Proust
Questo può essere il succo di quella famosa madelaine, vi ricordate la storia inerente? Certo è che per vedere le cose diversamente basta cambiare punto di vista. Ricordate l'opera stili, di Queauneau? In cui lo stesso semplice episodio si ripete di continuo ma viene narrato in maniera differente? E' un evento banale, senza nulla di appassionante, eppure è narrato così bene e così variegatamente che non annoia neppure. Questo ci può aiutare a capire la frase di Proust. L'episodio è raccontato cento volte, e ve ne incollo alcune, ricordandovi che su internet ormai si può trovare qualsiasi cosa in pdf, e in questo caso è pure legale.
ESERCIZI DI STILE di Raymond Queneau (trad. di Umberto Eco) 2 1 Notazioni Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore piú tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in piú al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché. 2 Partita doppia Nel mezzo della giornata e a mezzodí, mi trovavo e salii sulla piattaforma e balconata posteriore di un autobus e di un tram a cavalli autopropulso affollato e pressocché brulicante di umani viventi della linea S che va dalla Contrescarpe a Champerret. Vidi e rimarcai un giovinotto non anziano, assai ridicolo e non poco grottesco, dal collo magro e dalla gola scarnita, cordicella e laccetto intorno al feltro e cappello. Dopo uno spingi-spingi e un schiacciaschiaccia, quello affermò e asserí con voce e tono lacrimoso e piagnucoloso che il suo vicino e sodale di viaggio s’intenzionava e s’ingegnava volontariamente e a bella posta di spingerlo e importunarlo ogni qual volta si scendesse uscendo o si salisse entrando. Questo detto e dopo aver aperto bocca, ecco che si precipita ed affanna verso uno scranno e sedile vergine e disoccupato. Due ore dopo e centoventi minuti piú tardi, lo reincontro e lo ritrovo alla Cour de Rome a cospetto della Gare Saint-Lazare, mentre è e si trova con un amico e contubernale che gli insinua di, e lo incita a, far applicare e assicurare un bottone e bocciolo d’osso al suo mantello e ferraiuolo. 3 Litoti Non s’era in pochi a spostarci. Un tale, al di qua della maturità, e che non sembrava un mostro d’intelligenza, borbottò per un poco con un signore che a lato si sarebbe comportato in modo improprio. Poi si astenne e rinunciò a restar in piedi. Non fu certo il giorno dopo che mi avvenne di rivederlo: non era solo e si occupava di moda. 4 Metaforicamente Nel cuore del giorno, gettato in un mucchio di sardine passeggere d’un coleottero dalla grossa corazza biancastra, un pollastro dal gran collo spiumato, di colpo arringò la piú placida di quelle, e il suo linguaggio si librò nell’aria, umido di protesta. Poi, attirato da un vuoto, il volatile vi si precipitò. In un triste deserto urbano lo rividi il giorno stesso, che si faceva smoccicar l’arroganza da un qualunque bottone. 5 Retrogrado Dovresti aggiungere un bottone al soprabito, gli disse l’amico. L’incontrai in mezzo alla Cour de Rome, dopo averlo lasciato mentre si precipitava avidamente su di un posto a sedere. Aveva appena finito di protestare per la spinta di un altro viaggiatore che, secondo lui, lo urtava ogni qualvolta scendeva qualcuno. Questo scarnificato giovanotto era latore di un cappello ridicolo. Avveniva sulla piattaforma di un S sovraffollato, di mezzogiorno. 6 Sorprese Com’eravamo schiacciati su quella piattaforma! E come non era ridicolo e vanesio quel ragazzo! E che ti fa? Non si mette a discutere con un poveretto che - sai la pretesa, il giovinastro! - lo avrebbe spinto? E non ti escogita niente po’ po’ di meno che andar svelto a occupare un posto libero? Invece di lasciarlo a una signora! Due ore dopo, indovinate chi ti incontro davanti alla Gare Saint-Lazare? Ve la do a mille da indovinare! Ma proprio lui, il bellimbusto! Che si faceva dar consigli di moda! Da un amico! Stento ancora a crederci! 7 Sogno Mi pareva che tutto intorno fosse brumoso e biancastro tra presenze multiple e indistinte, tra le quali si stagliava tuttavia abbastanza netta la figura di un uomo giovane, il cui collo troppo lungo sembrava manifestarne da solo il carattere vile e astioso. Il nastro del suo cappello era sostituito da una cordicella intrecciata. Poco dopo ecco che discuteva con un individuo che intravvedevo in modo impreciso e poi - come colto da súbita paura - si gettava nell’ombra di un corridoio. Un altro momento del sogno me lo mostra mentre procede in pieno sole davanti alla Gare Saint-Lazare. P, con un amico che gli dice: «Dovresti fare aggiungere un bottone al tuo soprabito». A questo punto mi sono svegliato. 8 Pronostici Quando verrà mezzogiorno ti troverai sulla piattaforma posteriore di un autobus dove si comprimeranno dei viaggiatori tra i quali tu noterai un ridicolo giovincello, collo scheletrico e nessun nastro intorno al feltro molle. Non si sentirà a proprio agio, lo sciagurato. Penserà che un tale lo spinge a bella posta, ad ogni passaggio di gente che sale e che scende. Glielo dirà, ma l’altro, sdegnoso, non risponderà motto. Poi il ridicolo giovincello, preso dal panico, gli sfuggirà sotto il naso, verso un posto vacante. 3 Lo rivedrai piú tardi, Cour de Rome, davanti alla stazione di San Lazzaro. Un amico lo accompagnerà, e udirai queste parole: «Il tuo soprabito non si chiude bene. occorre che tu faccia aggiungere un bottone». 9 Sinchisi Ridicolo giovanotto che mi trovavo un giorno su di un autobus gremito della linea S, collo allungato, al cappello una cordicella, notai un. Arrogante e lagrimoso con un tono, che gli si trovava accanto, contro questo signore protesta lui. Perché lo spingerebbe, volta ogni gente che la scende ne. Libero siede si precipita un posto sopra, questo detto. A Rome Cour de, io lo di nuovo incontro due dopo ore e un al suo soprabito bottone d’aggiungere un amico suggerisce gli. 10 Arcobaleno Mi trovavo sulla piattaforma di un autobus violetto. V’era un giovane ridicolo, collo indaco, che protestava contro un tizio blu. Gli rimproverava con voce verde di spingerlo, poi si lanciava su di un posto giallo. Due ore dopo, davanti a una stazione arancio. Un amico gli dice di fare aggiungere un bottone al suo soprabito rosso. 11 Logo-rallye (Istruzioni: inserire nel racconto le parole dote, baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera) . Un giorno mi trovavo sulla piattaforma di un autobus che faceva parte della dote comunale. C’era un giovanotto ridicolo, non perché portasse una baionetta, ma perché aveva l’aria di averla pur non avendola. All’improvviso, costui balza sul suo presunto nemico e lo accusa di comportarsi come non si dovrebbe in una cappella. E dopo aver reso l’atmosfera tesa, questo bischero va a sedersi. Lo reincontro due ore dopo, non lontano dalla Bastiglia, con un amico che gli consiglia di far aggiungere un bottone al suo soprabito. Consiglio che avrebbe potuto dargli anche per lettera. 12 Esitazioni Non so bene dove accadesse... in una chiesa, in una bara, in una cripta? Forse... su di un autobus. E c’era... Cosa diavolo c’era? Spade, omenòni, inchiostro simpatico? Forse... scheletri? Sí scheletri, ma ancora con la carne intorno, vivi e vegeti. Almeno, temo. Gente su di un autobus. Ma ce n’era uno (o erano due?) che si faceva notare, non vorrei dire per che cosa. Per la sua astuzia sorniona? Per la sua adipe sospetta? Per la sua melanconia? No, meglio - o piú precisamente - a causa della sua imprecisa immaturità, ornata di un lungo... naso... mento... alluce? No: collo. E un cappello strano, strano, strano. Si mise a litigare (sí, è cosí) senza dubbio con un altro passeggero (uomo o donna? bambino o vegliardo?). Poi finí - perché finí pure, in qualche modo o maniera - probabilmente perché uno dei due era scomparso... Credo sia proprio lo stesso individuo quello che ho rivisto... ma dove? Davanti a una chiesa, a una cripta, a una bara? Con un amico che doveva certo parlargli di qualcosa, ma di che, di che, di che?
Scusate se è tutto attaccato, ad alcuni risulterà più leggibile, ad altri meno.

Girovagando per il web alla ricerca del testo di Stili da incollarvi, ho trovato un interessante articolo su quest'opera, che ora vi incollo, ma solo in parte, la parte che ci interessa, e non la parte già trattata da noi in precedenza.
Rubato da STORIE

Queneau stesso pare sdoppiarsi. Da una parte, il chirurgo freddo e calcolatore, dall’altra una sorta di avventuriero, un esploratore lessicale in cerca di paradossidi un linguaggio musicale, quasi dionisiaco, ed, in fondo di una realtà linguistica e sociale ancora tutta da scoprire. Ed ecco, allora, che, come detto, dalle “Notazioni” si passa alle 98 variazioni, operazione che, pare, Queneau abbia concepito ascoltando delle variazioni sinfoniche.
Una di queste è l’esilarante “Sincopi”, esercizio al quale lo scrittore giunge dopo le apocopi (caduta della vocale finale di una parola ed eventualmente anche della consonante che la precede), le aferesi (soppressione di una vocale o sillaba iniziale), e i poliptoti (figura retorica classica, consistente nel riprendere in frasi successive di un periodo una parola, di solito la prima della frase iniziale): “Ungrno vrso mzogiorno sopra lpaiattformapstriore duntobus delalina S vdin gíovn dalcoltrplngo cheportva uncpelloircndtda unacrdcella intrcc. Eglsto appstro’ fiV isuvicno prtndendochcotui fcvappsta a pstrglipdi agni frmt. Porpdmente eglbndono’ ladscsione pergttrsi sdin pstlbro. Lrivdqulche orpitrdi dvantilastzione Sntlzre igrn conversazne cncmpgno chísuggrva dfrisalre upco ibottne desusprbto”.
Comicità acquisita per accumulo, dunque, assoluta follia verbale, ma non più di tanto, se si guarda con attenzione; per avere lo stesso effetto basterebbe parlare, in fondo, con un arabo giunto da poco tempo in Italia (il quale, probabilmente, alla fine dell’incontro vi saluterebbe con un impicciatissimo “Arvdc” che sta per “arrivederci”).
Eccoci dunque al momento cruciale dell’operazione: l’esploratore è ora nel cuore del linguaggio e così nel cuore del mondo. Non è interessato ad un vuoto gioco formale sulle parole, ma attraverso le sue scomposizioni e i suoi parossismi pare giungere al nucleo delle cose.
Il breve raccontino, la notazione sull’autobus della linea S, l’osservazione di un uomo dal collo troppo lungo, diventano a mano a mano altri 98 racconti, tutti significativi ed uno diverso dall’altro.
Il corpo lessicale che Queneau ha steso sulla tavola operatoria, e sul quale sta operando e trapiantando, moltiplicato com’è, diventa allora le mille voci e i mille specchi di quel labirinto che è la realtà.
Gli esperimenti aumentano vertiginosamente, come in un’entusiasmante composizione di free jazz: l’autobus della linea S viene percepito e curiosamente raccontato dall’olfatto, dal gusto e dall’udito. Leggiamo onomatopee (“A boarrrdo di un auto (bit bit, pot pot!) bus, bussante…”, comunicati telegrafici (“BUS COMPLETO STOP TIZIO LUNGOCOLLO CAPPELLO TRECCIA APOSTROFA SCONOSCIUTO SENZA VALIDO PRETESTO STOP…”), siamo invitati a vedere l’azione da diversi punti di vista: quello del reazionario (“Naturalmeexercices-de-stylente l’autobus era pieno e il bigliettaio sgradevole…”), quello scientifico e privo di emozioni dell’insiemista (“Nell’autobus S si consideri l’insieme A dei passeggeri seduti e l’insieme D dei passeggeri in piedi…”, quello incerto del protagonista di “Dunque, cioè” (“Dunque, più tardi, cioè alla Gare Saint-Lazare, l’ho rivisto, dunque. Cioè, era con un tale che, dunque, gli diceva, cioè quel tale: ‘dunque, dovresti far mettere un altro bottone, dunque, al soprabito. Cioè”), quello maldestro e forse un po’ datato del compagno (“Perché cazzo, scusate compagni, io non sono abituato a intervenire in situazioni politiche di un certo tipo. Cioè, cazzo, a me non mi hanno fatto studiare perché cazzo la scuola, cioè, è solo dei ricchi. Io vorrei dare una testimonianza di classe di quel che ho visto ieri sull’autobus (non sulle mercedes dei signori) ma mi si intrecciano le dita…”) fino a quello colorito e pasoliniano del coatto (“Aho! Annavo a magna’ e te monto su quer bidone de la Esse-e ‘anvedi? – nun me vado a incoccia’ con ‘no stronzo con un collo cche pareva un cacciavite, e ‘na trippa sur cappello? E quello un se mette a baccaglia’ con st’artro burino perché – dice – je acciacca er ditone? Te possino! Ma cche voi, ma cchi spinge? e certo che spinge! chi, io? ma va a magna’ er sapone!”).
E il gioco continua, e potrebbe continuare a lungo, come se Queneau fosse preda di allucinazioni e formidabili intuizioni indotte dall’uso di LSD verbale.
Al linguaggio quotidiano si aggiunge così la gustosa ed intelligente parodia dei generi letterari. E il caso dell’esercizio “Ampolloso”, così comune a tanta letteratura italiana passata e contemporanea: “Quando l’aurora dalle dita di rosa imparte i suoi colori al giorno che nasce, sul rapidissimo dardo che per le sinuose correnti dell’Esse falcatamente incede, grande d’aspetto e dagli occhi tondi come toro di Bisanto…”; o di quello fieramente disperato dei “Versi liberi”: “L’autobus/pieno/il cuore/ vuoto/il collo/lungo/il nastro/a treccia/i piedi/piatti/piatti e appiattiti/il posto/vuoto/e l’inatteso incontro alla stazione dai mille fuochi/spenti/di quel cuore, di quel collo, di quel nastro, di quei piedi/di quel posto vuoto/e di quel/ bottone”; o di quello, ancora, molto vicino al Céline di “Viaggio al termine della notte”: “Ma, guarda, ‘ste cose non le capisco: un tipo che s’intigna a marciarti sul ditone ti fa girare i cosiddetti. Ma se dopo aver protestato va poi a sedersi come un cottolengo, me guarda questo non mi va giù. Me guarda, ho visto ‘sta roba l’altro giorno sulla piattaforma di dietro della S…”. E potevano mancare in questo contesto le sempre più importanti ed attualissime contaminazioni linguistiche? Ecco allora una versione del giavanese: “Ufun giofornofo vefersofo mefezzofogiofornofo sufun afautofobufus vefedofo ufun giofovafanofottofo cofon ufun cafappefellofo cofon ufunafa trefecciafa efe ufun cofollofo htfungofo…”; e l’esilarante anglicismo, probabilmente, vista l’americanizzazione del pianeta, l’esperanto del futuro: “Un dei, verso middei, ho takato il bus and ho seen un yungo manno con un greit necco e un hatto con una ropa texturata. Molto quicko questo yungo manno becoma crazo e acchiusa un molto respettabile sir di smashargli i fitti. Den quello runna tovardo un anocchiupato sitto. Leíter lo vedo againo che ualcava alla steiscione Seintlasar con uno friendo che gli ghiva suggestioni sopro un batton del cot”. Moltissime possibilità vengono dunque sperimentate.
Fondamentale, in un caso come questo, è il ruolo della traduzione di Umberto Eco. Essendo impossibile una traduzione letterale, Eco, così come spiega nell’introduzione, ha tentato (nei casi, almeno, in cui più evidente era l’intraducibilità) di inserire i tagli e le aggiunte operati da Queneau in un contesto diversificato. Ed è proprio dal rapporto con il mondo di cui fanno parte che gli esercizi dello scrittore francese (solo apparentemente formali, è il caso di ripeterlo) assumono un senso. Come sostiene Eco: “In breve nessun esercizio di questo libro è puramente linguistico, e nessuno è del tutto estraneo a una lingua. In quanto non è solo linguistico, ciascuno è legato all’intertestualità e alla storia. In quanto legato a una lingua è tributario del genio della lingua francese. In entrambi i casi bisogna, più che tradurre, ricreare in un’altra lingua ed in riferimento ad altri testi, a un’altra società, e un altro tempo storico”. Forte è in Eco, formidabile ricreatore del linguaggio di Queneau, la tentazione di andare più in là ed abbattere il mistico muro dei 99 esercizi. Provare e riprovare, parodiando il linguaggio avvocatesco, quello degli architetti, dei creatori di moda o lo stile di Hemingway, Robbe-Grillet o Moravia. Il gioco, in fondo, si presta ad interpretazioni e le possibilità sono infinite.
3) Quel che al mondo ascolta più stupidaggini è forse un quadro da museo.
E and J De Goucart
Questa è una frase di critica artistica, un quadro da museo che vede passare ogni giorno flotte di ignoranti che balbettano frasi senza senso e lui deve stare lì, senza poter dire nulla. Oppure passano menefreghisti, che non sanno apprezzare l'arte di chi quel quadro, l'ha dipinto. Questo si può applicare a tutte le arti, e, perché no? Anche alle scienze, seppur, per quel che mi riguarda, la passione che anima sarà inferiore, come la rabbia di fronte agli ignoranti. A proposito di ignoranti, e rendo questa frase l'ultima perché oggi abbiamo già messo su un sacco di roba, Poe diceva(e vi chiederete perché cito sempre Poe. Be', intanto perché è il mio poeta preferito e secondo scrittore preferito, e poi perché lui era specialista in citazioni e quindi ci ha lasciato un sacco di aforismi nei suoi Marginalia, ovvero le note che scriveva ai margini dei libri che comprava. E andava proprio a cercare i libri con un margine grande. Che maestro. Inoltre era fissato con le citazioni, pensate che quasi tutti i suoi racconti se non tutti iniziano proprio con una citazione.): "L'ignoranza è una benedizione, ma per essere tale essa non deve dubitare neppure di esistere" e insomma, il succo era questo. Vi lascio la possibilità di rifletterci, poi, su questa frase, torneremo domani.
Nell'ultima frase abbiamo parlato di quadri, e ora vi incollo un celeberrimo dialogo tratto da "Il pianista sull'oceano", e per questo vi consiglio anche di leggere Novecento, di Alessandro Baricco.
https://youtu.be/tKL1lnRbBcU

mercoledì 17 giugno 2015

AFORISMI E RIFLESSIONI

CULTURA D'ESTATE 08

Dato che sarò fuori città non potrò seguirvi fino a lunedì, chiedo scusa per il disagio, ma poi farò un compendio di cultura per recuperare tutto quanto abbiamo perso.

Parliamo di cultura e riflessione. E' molto bello conoscere aforismi perché contengono citazioni, e conoscere citazioni per ogni evenienza è sempre utile, innanzitutto per sé stessi, e poi per dimostrare cultura agli altri(Questo per una visione egocentrica, ma non dobbiamo dimostrare nulla ad alcuno).
In passato vi erano personaggi fissati con le citazioni, come Poe, che arrivò a conoscerne un numero lunghissimo, e non poteva non iniziare un suo racconto se non con una citazione, e con l'autore della stessa in calce. E' per questo che trovate, qua sul mio blog e sui miei articoli CULTURA D'ESTATE cotante citazioni. Oggi rifletteremo su ben dodici citazioni.

Iniziamo...

1)Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi, le cose più profonde odiano l'immagine e la similitudine.
Friederich Nietsche
E questo non significa che le cose più profonde siano positive; spesso, con la riflessione possiamo scoprire il mondo che vi è a ridosso dell'invisibile, e sarà quasi impossibile darvi cordare ed esplorare, quel mondo.

2)Il fuoco migliore non è quello che brucia più in fretta.
C. Eliot
Quando ero piccolo mi dicevano "fretta e bene non vanno d'accordo", ora io dico: con tutte le cose che abbiamo da fare come facciamo a non fare qualcosa di fretta? In verità vi è gente più portata a fare certe cose, che per quanta fretta può metterci le farà sempre meglio di uno che vi ha passato l'intera vita. E poi, in senso vanamente letterale, il fuoco migliore è veramente quelo che brucia più in fretta, perché è quello che produce meno danni.

3)L'arte non riproduce il visibile, piuttosto crea il visibile.
Paul Klee
Però è bello, è tutto quanto vi è di estremamente bello deve essere per forza Vero, anche se è una creazione.

4)Io stesso muto nell'istante in cui dico che le cose mutano. L'intima natura delle cose ama nascondersi.
Eraclito
E anche io sto mutando ora che scrivo queste parole. E' ovvio, ce lo dice anche la scienza(Anche se io e  lei non andiamo tanto d'accordo questa devo concedergliela), andando avanti anche solo le nostre cellule si deteriorano di continuo: è il futuro che diventa presente. Come dicevamo nell'aforisma 1), è facile intuire davvero che l'intima natura delle cose ama nascondersi, e il miglior radar per scovare il suo nascondiglio, è quello del pensiero.

5)Il cane è un gentiluomo. Spero di andare nel suo paradiso, non in quello degli uomini.
Mark Twain
Mi piacciono queste frasi, e sono completamente d'accordo. Può essere interpretato come ateismo di Twain, tuttavia io tempo fa vidi un cartello su un hotel: "Non chiedete neppure se il vostro cane qui possa entrare, non ho mai visto un cane ubriacarsi, fare a botte con un'altro o guidare pazzamente un'auto, per cui tutti i cani possono entrare, ma certi uomini farebbero meglio a starsene alla larga", recitava più o meno così, almeno, questo era il senso compiuto di tutto quanto vi fosse scritto. Come non trovarsi d'accordo?

6)Viaggiare è quasi lo stesso che conversare con quelli dei secoli passati.
Cartesio
E ve lo dirò presto: in questi giorni vado a Praga, città ricca di storia. A questo proposito vi ricordo l'inizio della canzone della Moldava, di Bertold Brecht, una sola strofa, che è perfettamente espositiva di quanto io finora, sebbene giovane, abbia vissuto.
Sul fondo del fiume si muovon le pietre
A Praga tre re son sepolti
Il più grande diventa piccolo, e il piccolo cresce
La notte è di dodici ore, non più

7)Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario.
Charles Baudelaire
Be', anche se questa è una scelta personale, cioè sono gusti, qui mi devo trovare d'accordo. Chi non trova affascinanti quegli enormi lampadari di cristallo? Hanno sempre destato interesse, sennò perché costruirli? La dinastia Hohenstaufen voleva distruggere tutti i lampadari del mondo per dimostrare che i propri erano in assoluto più bello, e in effetti ne distrusse veramente tanti. Oppure pensate all'apertura delle scene ne "Il fantasma dell'opera" uno dei più grandi spettacoli teatrali mai scritti da Leroux. A questo proposito vi ricordo la versione di Dario Argento e un musical meraviglioso ma non famosissimo, che se non avete visto dovete vedere oggi stesso: "Stage Fright", letteralmente, paura da palcoscenico, che mette in scena, appunto, "The phantom of the Opera".
Qui di seguito vi incollo il link alla melodia di Weber, lo stesso della colonna sonora "Memory, dall'opera "Cats"(Come vedete anche se oggi ho messo soli aforismi i riferimenti culturali sono veramente tanti tanti tanti):https://youtu.be/tmE0QECdcL8

8) L'unico vero giudice della verità è il tempo.
Pindaro
Col passare del tempo tutte le bugie vengono fuori, questo è assodato(Se non si considerano poche eccezioni per cui non vale la pena arrischiarsi).

9)L'arte è l'espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice.
Albert Einstein
Assolutamente sì. Ho letto tempo fa la frase: "La scienza è il modo più complicato di spiegare cose semplici, l'arte è la maniera più semplice di spiegare cose complesse", come non trovarsi d'accordo? E quindi, dico io, e direte voi: meglio l'arte, no? Invece quando dissi questa frase a mio cugino, appassionato di scienza, lui mi rispose: "e quindi dobbiamo preferire la scienza", ognuno ha la sua visione, anche se a me la risposta sembra cotanto scontata.

10)Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che esse siano fotografate.
D. Arbus
Ho già espresso il mio parere a riguardo della fotografa, e mi sembra un po' presupponente, anche se ammetto che in certi casi può essere vero.

11) Attraverso l'arte noi esprimiamo la nostra concezione di ciò che la natura non è.
Pablo Picasso
Pablo si era creato un Spagna un mondo tutto suo dove viveva solo con le sue forze isolato da tutto il resto. Una cosa del genere in realtà continuo a non pensarla perché non la capisco, ma sono sicuro che lui, nel suo personale mondo, a contatto 24 ore su 24 con l'arte e universalmente riconosciuto, sapesse quanto dicesse.

12)Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l'inatteso che si incontra per le strade.
R. Doisneau
E' vero. Noi pensiamo alle emozioni che ci riporta camminare per certe strade della nostra città(Dico questo senza alcun patriottismo), ecco, in un film non sarebbe la stessa cosa, e ci vuole un certo coraggio per dirlo; quindi godiamoci la nostra vita quotidiana ed apprezziamola appieno!


A presto!

martedì 16 giugno 2015

I FILM DELL'ESTATE

CULTURA D'ESTATE 07

Parliamo un po' dei miei gusti personali.

Al fine di farvi conoscere qualche buon film, vi incollo qua di sotto i 30 film che ho intenzione di vedere prima che finisca quest'estate.
FILM DA VEDERE
io sono leggenda
memento
vertigo
quei bravi ragazzi
django
kill bill
apocalypse now
carrie
i ragazzi dello zoo di berlino
il figlio dell'altra
facisti su marte
it
fight club
le ali della libertà
il pianista
the rocky horror picture show
million dollar baby
io e annie
la leggenda del samurai
taxi driver
vivere(iriku)
viaggio a tokyo(ozu)
blu quasi trasparente(murakami)
tokyo decadence(murakami)
le sorelle munekada(ozu)
una locanda di tokyo(ozu)
anatomia di un rapimento(kurosawa)
il trono di sangue(kurosawa)
sogni yume(kurosawa)

rapsodia in agosto(kurosawa)

Da notare che nelle parentesi degli ultimi film ho scritto il nome del regista, e Murakami non è quello di 1Q84, ma Ryu Murakami, che non ha alcun legame di parentela con Haruki, ma, oltre a girare film scrive anche libri e sceneggiature, alcuni paiono molto belli e ho intenzione di colmare queste mie lacune.

Quali sono i vostri 10 libri preferiti? Io incollo la mia lista qua di seguito, e voi fatela nei commenti
1) Tsugumi, Yoshimoto
2) Tutte le opere, Allan Poe
3)1Q84, Murakami
4)Il cacciatore di aquiloni, Hosseini
5)Honeymoon, Yoshimoto
6) Una voce lontana, Yamada
7)Quartiere cinese, Lin Yutang
8) Tokyo Blues(Murakami)
9)Sonno profondo, Yoshimoto
10) Dieci piccoli indiani, Christie

E ora parliamo di autori. Chi sono i vostri preferiti? Lista anche di questo

1)Banana Yoshimoto
2) Edgar Allan Poe
3) Haruki Murakami
4) Taichi  Yamada
5)Charles Baudelaire
6) Agatha Christie
7) Lin Yutang
8) Khaled Hosseini
9) Luigi Pirandello
10) Giovanni Verga

Come aggiorneremo queste liste a fine estate? lo scopriremo presto!

Ecco a voi altri aforismi che potrete commentare, anche solo in voi stessi, e fare vostri insegnamenti di vita.

1) Com'è grande, il mondo alla luce delle lampade, e com'è piccolo, agli occhi del ricordo.
Charles Baudelaire

2) Gli uomini che desiderano conoscere il mondo, devono imparare a conoscerlo nei particolari.
Eraclito

3)Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle.
A. Gide

4) Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa.
E. Hopper

5) L'arte è una bugia che ci fa realizzare la verità.
Pablo Picasso

6) Il modo migliore per diventare nojosi è dire tutto
Voltaire


Ohayo gosaimasu

lunedì 15 giugno 2015

UN BEL GIOCO PSICOLOGICO

CULTURA D'ESTATE 06

Buondì a tutti quanti!

Oggi facciamo un bel gioco, come promesso, per esplorare la nostra mente, quindi seguite le istruzioni che seguono.

Prendete un foglio e piegatelo in due.

Ora dividete il foglio in 6 parti uguali, tre nella divisione di sopra, tre in quella di sotto.

Adesso nella prima casella, al centro disegnate un puntino. Nella seconda(Quella affianco, e non quella sotto) disegnate, sempre al centro, due puntini affiancati. Nella terza di nuovo due puntini e un altro puntino che li sovrasta. Nella quarta, cioè siamo passati all'altra parte del foglio, disegnate un +, nella quinta fate un'ondina(Tipo quelle che i bambini fanno per disegnare il mare), e la sesta casella va lasciata vuota.

Fatto? Non andare avanti finché non avrai questo foglio precompilato.

Ora, disegna la prima cosa che ti viene in mente vedendo quell'immagine che abbiamo fatto ora(Tipo: qual  la prima cosa che ti viene in mente vedendo un puntino) e fate uno schizzo, proprio uno schizzetto veloce, solo da far capire ciò che avete pensato, e non deve per forza essere bello. Fate così per ogni casella, anche per quella vuota, disegnate la prima cosa che vi viene in mente, senza pensarci troppo: il test dovrebbe durare un minuto circa.

Completato? Benissimo, allora ora vi potrò annunciare il risultato.

Il problema è che il risultato non sarà univoco perché queste sono cose che vanno interpretate, e con degli esempi vi farò capire come, e se proprio non riuscite potete sempre farvi aiutare da qualcuno o scrivermi in un commento cosa avete disegnato, ed io interpreterò.
Attenzione! I risultati del test vanno presi con le pinze, nel senso che vi è un certo margine d'errore, in particolare nelle interpretazioni, che sono la parte più difficile perché non vi sono regole per spiegarle.

PRIMA VIGNETTA
INTERPRETAZIONE DI VOI STESSI
ESEMPIO Se avete disegnato un cerchio attorno al puntino significa che vi siete posti al centro: è un puro caso di egocentrismo.

SECONDA VIGNETTA
INTERPRETAZIONE DELLA VOSTRA FAMIGLIA
ESEMPIO Se avete collegato i due puntini significa che avete un buon rapporto con la vostra famiglia perché siete collegati e cercate di aiutarvi a vicenda.

TERZA VIGNETTA
INTERPRETAZIONE DEGLI ALTRI
ESEMPIO Se avete fatto finta che i tre punti fossero piccoli aerei, come quelli delle strisce tricolori, significa che secondo voi ognuno ha la sua strada, e non riuscite in generale a legare troppo con l'altro. In particolare questo si nota se avete preferito tenere i punti distanziati, e al contrario se li avete uniti.

QUARTA VIGNETTA
INTERPRETAZIONE DELLA RELIGIONE
ESEMPIO Se avete disegnato una croce da cimitero significa che per la vostra indoe la religione è morta, e se non siete ancora atei, tenderete a diventarlo, o perlomeno agnostici.

QUINTA VIGNETTA
INTERPRETAZIONE DEL SESSO
ESEMPIO Se avete prolungato l'ondina di modo da ottenere l'8 rovesciato, simbolo dell'infinito significa che vedete il sesso come una cosa illimitata, potete usufruirne quanto vorrete pur di aiutare voi stessi, oppure ne siete dipendenti, simile se avete disegnato altre ondine a rappresentare il mare, che è appunto, se non infinito, molto grande.

SESTA VIGNETTA
RAPPRESENTAZIONE DEL FUTURO
ESEMPIO Se avete disegnato un mostro senza occhi significa che avete una visione negativa del futuro, se non vi avete disegnato nulla significa che proprio non riuscite ad immaginarvi un vostro futuro e siete legati al presente, o al passato. Al contrario se c'è un bel campo fiorito può essere  simbolo di credenza e che voi pensiate positivo sul vostro futuro e su quello degli altri.

Vi è piaciuto il test? Adoro queste cose. E ora, per chi non è troppo stanco o provato per essere entrati dentro la vostra mente, incollo un testo veramente raro di uno scrittore ben poco conosciuto, Pierangelo Baratono, che ho conosciuto perché ha scritto la Biografia Di Poe, peraltro scritta benissimo, ma ha scritto anche ottimi racconti. Ve ne incollo uno tratto dalla "Genova Misteriosa".



I
Adolescenza turbata
Un giardino di rose: rose ovunque, a grandi mazzi, a fasci, rose rosse, bianche, gialle, raccolte
in cespugli o profilantisi a spalliera. E un profumo acuto, penetrante pei viali, coperti di ghiaia e
foggiati a croce nel giardino. Attorno, una inferriata tinta in bronzo e salda sovra il muricciuolo.
Tra le sbarre un meraviglioso orizzonte: colline e monti e poi il denso aggrupparsi dei tetti
della città, piccoli e scintillanti nella distanza e poi ancora il mare e il semicerchio del porto punteggiato
di navi.
In fondo al giardino la villa, alta e bianca, con le sue persiane verdi simmetricamente disposte
e la terrazza e lo spiovere dei convolvoli sulla facciata.
Fra tutta quella luce, nel sottile odore delle rose e tra il verde dei ramoscelli un vestito bianco
di fanciulla passa lentamente. Lo indossa la piccola danzatrice, che abbiamo vista nella «Pancia
del Rospo».
La ragazza ha il visino pallido pensoso e gli occhi, larghi e azzurri, chinati verso terra. Sotto
i raggi del sole la sua chioma ha barbagli d'oro.
Essa cammina a passi brevi, tenendo le mani intrecciate e facendo suonare ritmicamente la
ghiaia coi piedini. Pensa a tante cose, a quel tenebroso passato, a quella scena violenta da lei intravista,
alla sua condizione attuale. Le idee non sono ben chiare; ma sente per istinto il pericolo e rattiene
a mala pena i singhiozzi.
Perchè tanto accanimento contro di lei? A chi ha fatto del male? Per quanto si sforzi, non
rammenta se non dolori e umiliazioni. Bambina, era obbligata a lavare i piatti, a strofinare i pavimenti,
a correre qua e là; e riceveva in compenso busse e ceffoni da una grassa donnaccia e dagli
avventori della taverna. Più grandicella, le era stato insegnato a ballare a colpi di frusta. Le sue povere
spalle avevano sempre i segni rossi delle staffilate. Le si impediva persino di piangere. Una sera
la avevano spogliata nuda, poi le avean fatto indossare un velo, trapunto con stelle d'argento. E in
tal modo aveva ballato in mezzo a un cerchio di donne e di uomini, fra il puzzo del vino e delle pipe.
Qualche avventore la aveva spossata con gesti, che le incutevano terrore; qualche donna si
era assunto l'incarico d'insegnarle a fumare e a bestemmiare. Così, tutto ignorando e pur tutto sapendo
e vedendo, era cresciuta sino a quattordici anni, con l'istintivo pudore, che l'adolescenza conserva
anche nella nudità, in continuo contatto della realtà, senza essere corrotta da quelle parolaccie
e da quelle carezze, che tanto di frequente la sorprendevano.
Quante fanciulle devono piangere una simile sorte!
La brutalità dei maschi e il cinismo femminile ammorbano tante piccole anime, nei salotti
come nelle taverne, e rubano tanta felicità a degli esseri ancora incoscienti, incapaci di difendersi, di
agire, di pensare. Le adolescenti corrotte sono infinite. Ovunque se ne possono trovare, prematuramente
guastate dalla libidine dei vecchi e dall'interesse delle mezzane. Sorprendere un'innocenza è
ben facile impresa! Chi può accusare, come ottenere le prove di simili delitti, che restano quasi tutti
impuniti poichè le vittime non sanno rendersi ragione di ciò che è avvenuto? In tal modo, i corpicini
appassiscono, i visi si allungano e assumono il pallore del vizio, i piccoli cervelli cominciano assai
presto a soffrire le orribili torture della vita. Come incolpare quelle creature avvizzite anzi tempo se,
in seguito, la lussuria le trascina agli ultimi gradini della società?
Non è retorica, la nostra. Non c'è salotto, non c'è casa, ove non si commetta qualche attentato
all'infanzia.
Nell'ombra accadono i mostruosi connubi, che al sole scompaiono come nebbia. Un'inchiesta
intelligente e rigorosa darebbe risultati spaventevoli.
Ma torniamo alla nostra danzatrice. Le avevano martoriata l'infanzia, sciupata l'adolescenza.
Ora, essa riposava, affidata alle cure di una cameriera silenziosa. Da tre giorni si trovava
chiusa in quel giardino e in quella villetta, ove l'aveva condotta il Rossino, di notte, in una vettura.
Genova misteriosa Pierangelo Baratono
94
Perchè? Che cosa si voleva da lei? E la scena violenta di quella donna e di quell'uomo, nella
taverna? La fanciulla ci ripensava e provava una tenerezza paurosa per quella creatura magra e pallida,
che l'aveva sempre colmata di carezze e che gli altri chiamavano la signorina Scarpette! Come
avrebbe vissuto volentieri con lei! Che ne era successo? Era la prima persona, che la trattava affettuosamente.
Anche quella gliela avevano tolta, e forse per sempre.
La fanciulla continuava a camminare lentamente, fra i rosai. Ora, le lagrime le scorrevan pel
viso. Le immagini, a poco a poco, le si facevan più confuse, prendevano un aspetto indistinto dandole
un senso di paura e di angoscia. Ricordava il volto brutale del Rossino e le frustate della donnaccia
grassa e i gesti degli avventori. A sbalzi, le si affacciavano al pensiero i lineamenti inteneriti
di Scarpette. Ma subito si rivedeva, nuda sotto il velo, fra il cerchio degli ubbriachi, a danzare e a
cantare, mostrando il corpicino magro e delicato e facendo udire la sua voce esile di malata. Dopo il
ballo, doveva correre attorno con bicchieri e fiaschi e ricevere baci e carezze, che la appuzzavano e
le facevano scorrere per le membra i brividi della ripugnanza e del terrore.
Una voce ruppe, a un tratto, i suoi pensieri:
— Bisca! Bisca! A mangiare!
La fanciulla era stata soprannominata Bisca. Realmente si chiamava Virginia e portava il
cognome dei padroni della taverna, che la avevan fatta passare per loro figlia.
La cameriera chiamava ancora dalla terrazza. Era una donna sui quarant'anni, con degli strani
lineamenti virili e con gli occhi dolcissimi. La fanciulla si volse e di corsa si avviò verso casa.
Sotto i raggi del sole, nel tepore profumato del giardino ogni molesto ricordo svaniva e l'adolescente
riprendeva la gaiezza della sua età, turbata ma non distrutta dall'infamia degli uomini.


domenica 14 giugno 2015

UN'AVVENTURA EXTRACORPOREA

CULTURA D'ESTATE 05

Vediamo se pubblicando a quest'ora mi legge qualcuno.

Volevo chiedervi: avete mai avuto un'esperienza extracorporea? Io proverò al più presto. Voglio innanzitutto dirvi che tutto questo non può avere ripercussioni negative su qualche aspetto, e non vi è alcun pericolo, infatti è una pratica già sperimentata, non ha grandi utilità, ma è straordinariamente divertente. Ah, non è facile ottenere risultati la prima volta che si prova, ma se sarete bravi qualcosa proverete comunque, e dopo qualche sera, sicuramente riuscirete con il successo aspettato. Seguite qua le indicazioni di seguito e fatemi sapere se avete provato:
1) Fai attività fisica durante il giorno. Non potrà che farti bene, e avrai più sonno durante la notte.
2) E' calata la notte: crea attorno a te il silenzio più assoluto e spegni qualsiasi luce, anche i led di qualsiasi dispositivo. Quando ti senti pronto va' a dormire, ma devi essere stanchissimo.
3) Punta la tua sveglia a ore 4, e svegliati a quell'ora, alzati, e tieniti occupato per 15-20 minuti, ti raccomando: tieniti occupato anche se sei stanchissimo.
4) Ora torna a dormire, ma non dormire veramente, mettiti sul letto a pancia in su e fai in modo di addormentarti, ma non del tutto(Questa è la fase più difficile), e pensa con tutto te stesso: "Voglio provare un'esperienza extracorporea!", ecco che inizierai a sentirti sprofondare nel letto, oppure a levitare, ecco, significa che ci sei quasi. Dopo un po' dovresti riuscire ad alzarti dal tuo letto, e a vedere il tuo corpo che dorme. In realtà c'è una spiegazione scientifica anche a questo, che è a livello di sogni e subconscio, e su internet trovi sicuramente una spiegazione più precisa.
5) Ora che siete usciti dal vostro corpo potete fare quel che volete, un giro per casa vostra o anche fuori, non correte alcun pericolo, e vedrete quanto sarà divertente infilare un dito nella vostra mano e trapassarla!

E ora invece vi propongo una bellissima poesia di Baudelaire. Non perdetevi  il post di domani che tratterà argomenti psicologici, e sarà sicuramente divertente(E' sempre bello provare esperienze nuove, come quella che vi ho descritto oggi).

Inno alla bellezza 

Vieni dal ciel profondo o l'abisso t'esprime,
Bellezza? Dal tuo sguardo infernale e divino
piovono senza scelta il beneficio e il crimine,
e in questo ti si può apparentare al vino.

Hai dentro gli occhi l'alba e l'occaso, ed esali
profumi come a sera un nembo repentino;
sono un filtro i tuoi baci, e la tua bocca è un calice
che disanima il prode e rincuora il bambino.

Sorgi dal nero baratro o discendi dagli astri?
Segue il Destino, docile come un cane, i tuoi panni;
tu semini a casaccio le fortune e i disastri;
e governi su tutto, e di nulla t'affanni.

Bellezza, tu cammini sui morti che deridi;
leggiadro fra i tuoi vezzi spicca l'Orrore, mentre,
pendulo fra i più cari ciondoli, l'Omicidio
ti ballonzola allegro sull'orgoglioso ventre.

Torcia, vola al tuo lume la falena accecata,
crepita, arde e loda il fuoco onde soccombe!
Quando si china e spasima l'amante sull'amata,
pare un morente che carezzi la sua tomba.

Venga tu dall'inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m'aprono a un Infinito che amo e non conosco?

Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce, profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?

AFORISMI E RIFLESSIONI

CULTURA D'ESTATE 04

Mi scuso per il ritardo di questo post. Tra poco vi raggiungerà quello successivo.

Inizio col commentare degli aforismi, e poi vi incollo una bella poesia, questa volta non mia.

Ah, volevo dirvi che ieri sono andato a teatro a vedere il rugantino. Che meraviglia! Conoscevo personalmente molti degli attori e sono rimasto emozionato da come tutto, a partire dagli attori ad arrivare alla regia e alla sceneggiatura, è stato perfetto. E questo è il mio invito, a tutti, ad andare a teatro, e a sostenere questo settore, che secondo me è in perdita, perlomeno di popolarità, e invece è una cosa talmente bella che va assolutamente portata avanti. La prima sera che ne avete possibilità, andateci! Un buon Pirandello non ha mai prezzo.

Ne commenterò sei, come quelli che vi ho incollato l'altra sera.

1) Per vedere cosa c'è sotto il proprio naso, occorre un grande sforzo.
George Orwell

Che aspettarsi dall'autore di 1984? Libro meraviglioso che vi propongo di leggere assieme ad un altra meraviglia del suo genere, che è Fahreneit 451, di Rad Bradbury. Comunque se ci riflettiamo, perché ogni tanto bisogna riflettere anche sulle cose meno allegre, non è solo un riferimento al suo libro o una critica, ma è una verità: quante volte ci accorgiamo dopo di qualcosa che ci è accaduto, eppure era così palese! E a noi è sfuggita. Come dice il maestro Edgar Allan Poe, ne "La lettera rubata": La maniera migliore per nascondere qualcosa è renderla visibile a tutti.

2) Nelle mie fotografie non ho mai ottenuto il risultato che mi aspettavo prima di scattare. Dopo lo sviluppo erano sempre migliori oppure peggiori.
D. Arbus.

Se devo dire la verità la Arbus non mi è mai andata a genio, sia per la vita sregolata che per le tematiche trattate, e d'altronde non so come collegare questa frase a qualcosa che sia diverso dalla fotografia, quindi la lascio così, per non rovinarla con interpretazioni sbagliate.

3) La realtà è meno importante dell'immaginazione, la realtà è limitata, l'immaginazione abbraccia l'universo...
Albert Einstein

Einstein diceva anche:"Se avessi un'ora per cercare di salvare il mondo, userei i primi 55 minuti a pensare a come fare", a pensare, appunto, con la propria immaginazione(E in questo caso anche le proprie conoscenze) ad un'astrazione, o a qualcosa che, insomma, prima non esisteva. Ed è vero, e questo dimostra la tesi portata avanti dalla frase. Trovo che tutti, oggi stesso, a questo mondo, i 7 miliardi di persone intere, i malati, i bambini, i vecchi, dovrebbero riflettere a modo loro sulla frase "La realtà è limitata". Einstein poi è sempre motivazionale, quindi buon lavoro!

4)Datemi della materia, e con essa io creerò il mondo.
Immanuel Kant

Ah be', Kant era molto bravo nel settore manuale, ha inventato il Kantiere, e aveva anche una bella voce, Kantava sempre! A parte gli scherzi, troppo facili su Kant(La prossima volta me la prenderò con uno della mia taglia), questa frase è una storpiatura della più classica: "Datemi una leva e un punto d'appoggio e io vi solleverò il mondo". E' una frase molto bella da dire per un uomo affermato, è una frase narcisistica, la quale comunica che se l'operante ha i mezzi, può fare quel che vuole! Con della materia si può creare il mondo, è vero, ma per un uomo, fino a prova contraria, per il momento è stato impossibile. Come sollevare il mondo col punto d'appoggio e la leva.

5) I sogni sono desideri che l'uomo tiene nascosti anche a sé stesso.
Akira Kurosawa

Che bella questa frase! Mi ricorda tanto la canzone che faceva: "I sogni son desideri", trovate il link qui, e il video in fondo al post.https://youtu.be/EkzKNBNAF_I
Comunque la frase del maestro regista è inconfutabile, in quanto ha anche fondamenti scientifici: i sogni che facciamo li teniamo nascosti a noi inconsciamente, proprio perché fanno parte del subconscio, in realtà ci sono cose che sappiamo, ma che non sappiamo di sapere.

6)Una piccola inesattezza qualche volta risparmia tonnellate di spiegazioni.
Saki

Se l'italiano, a differenza del latino, è una lingua prolissa, ci metteremo ancora di più a spiegare tutte le cose. Poi vi sono le cosiddette "Bugie a fin di bene", che è sempre meglio usare, qundo evitano vietroppo lunghe e complesse, d'altronde ricordiamo che il nostro tempo è limitato, e proprio per questo dobbiamo usarlo al meglio. La frase "Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo" è spesso male interpretata, chi, se avesse ancora solo un giorno di vita, penserebbe alla cultura, se non un gruppo di pochi intimi? Chi leggerebbe un libro e ricorderebbe Flaubert che diceva: "Non leggete per la cultura, non leggete per l'intelletto, leggete per vivere"? Appunto, pochi, come quindi è sbagliata l'ancora più comune "Si vive una volta sola", appunto perché si vive una volta sola cerchiamo di crearci un mondo di realtà e fantasia perfetta. E poi, come diceva Edgar Allan Poe: "Credete alla metà di ciò che vedete e a nulla di quello che sentite".

Qui di seguito invece vi incollo il testo di Annabel Lee, poesia di Edgar Allan Poe, robabilemnte dedicata all'amata morta, ma nessuno potrà mai saperlo con certezza. Infine, in fondo, troverete il link al video di Baglioni che fa una versione con una traduzione di tutto rispetto in italiano, anche se qualcuno ha detto che "tradurre è un crimine" e non ha tutti i torti, ma per la conoscenza si possono anche commettere, questi crimini. Baglioni la compose a 16 anni, e fu la canzone che gli valse la scalata verso le vette della musica italiana.

https://www.youtube.com/watch?v=3c05H7YGiBk

Annabel Lee

BY EDGAR ALLAN POE
It was many and many a year ago,
   In a kingdom by the sea,
That a maiden there lived whom you may know
   By the name of Annabel Lee;
And this maiden she lived with no other thought
   Than to love and be loved by me.

I was a child and she was a child,
   In this kingdom by the sea,
But we loved with a love that was more than love—
   I and my Annabel Lee—
With a love that the wingèd seraphs of Heaven
   Coveted her and me.

And this was the reason that, long ago,
   In this kingdom by the sea,
A wind blew out of a cloud, chilling
   My beautiful Annabel Lee;
So that her highborn kinsmen came
   And bore her away from me,
To shut her up in a sepulchre
   In this kingdom by the sea.

The angels, not half so happy in Heaven,
   Went envying her and me—
Yes!—that was the reason (as all men know,
   In this kingdom by the sea)
That the wind came out of the cloud by night,
   Chilling and killing my Annabel Lee.

But our love it was stronger by far than the love
   Of those who were older than we—
   Of many far wiser than we—
And neither the angels in Heaven above
   Nor the demons down under the sea
Can ever dissever my soul from the soul
   Of the beautiful Annabel Lee;

For the moon never beams, without bringing me dreams
   Of the beautiful Annabel Lee;
And the stars never rise, but I feel the bright eyes
   Of the beautiful Annabel Lee;
And so, all the night-tide, I lie down by the side
   Of my darling—my darling—my life and my bride,
   In her sepulchre there by the sea—
   In her tomb by the sounding sea.

E in italiano

Annabel Lee

Archiviato in Poesie il 27 febbraio 2007 - 12 commenti
Or son molti e molti anni
che in un regno in riva al mare
viveva una fanciulla che col nome
chiamerete di ANNABEL LEE:
e viveva questa fanciulla con non altro pensiero
che d’amarmi e d’essere amata da me.
Io ero un bimbo e lei una bimba,
in questo regno in riva al mare;
ma ci amavamo d’un amore ch’era più che amore
io e la mia ANNABEL LEE
d’un amore che gli alati serafini in cielo
invidiavano a lei ed a me.
E fu per questo che -oh, molto tempo fa-
in questo regno in riva al mare
un vento soffiò da una nube, raggelando
la mia bella ANNABEL LEE;
così che vennero i suoi nobili parenti
e la portarono da me lontano
per rinchiuderla in un sepolcro
in questo regno in riva al mare.
Gli angeli, non così felici in cielo come noi,
a lei e a me portarono invidia –
oh sì! E fu per questo (e tutti ben lo sanno
in questo regno in riva al mare)
che quel vento irruppe una notte dalla nube
raggelando e uccidendo la mia bella ANNABEL LEE.
Ma molto era più forte il nostro amore
che l’amor d’altri di noi più grandi-
che l’amor d’altri di noi più savi-
e né gli angeli lassù nel cielo
né i demoni dentro il profondo mare
mai potran separare la mia anima dall’anima
della bella ANNABEL LEE:
giacché mai raggia la luna che non mi porti sogni
della bella ANNABEL LEE;
e mai stella si leva ch’io non senta i fulgenti occhi della bella ANNABEL LEE:
e così, nelle notti, al fianco io giaccio
del mio amore – mio amore – mia vita e mia sposa,
nel suo sepolcro lì in riva al mare,
nella sua tomba in riva al risonante mare.
Traduzione di Marta Lettieri.
Pescata dal blog-bellissimo- di Daniele Imperi, Edgar Allan Poe, dello stesso blogger vi consiglio anche "PENNA BLU".

venerdì 12 giugno 2015

SPLEEN

CULTURA D'ESTATE 03

Quest'oggi ero abbastanza a riposo. Fa caldo e io sudo, avevo voglia di riposare un po'. Immagino anche voi a quest'ora sarete un po' stanchi, quindi farò un articolo in qualche modo breve, ripresentandovi una mia vecchia poesia, intitolata SPLEEN, come alcune dei "Fiori del male" di Baudelaire. Ricordo che spleen è un termine inglese che indica noia, come quella che prova l'autore quando decide di scrivere la poesia. Secondo la visione del grande poeta francese e la mia la noia è la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo, figuriamoci al poeta, che è un uomo dai tratti assai labili e sensibili. Mentre vi incollo la poesia, una comunicazione di servizio: penso che l'orario di pubblicazione slitterà a prima, tipo verso le 18, di modo che chi vuole leggere a quell'ora può, che ora magari è stanco, e chi arriva dopo leggerà. Peccato avere pochi lettori e nessun lettore fisso. Chissà che pian pianino...

SPLEEN

Sovra di me si muovon le foglie
Mi sovrastano col loro fruscio
“Ondeggiate, care compagne? Dove
Vi porterà il vento quest’autunno?”

Una di loro si staccò dal gruppo
Come una conferma, in veritas:
Nel cadere per sempre ingialliva
Sul languido prato verde malato

“Dove vi porterà il vento quest’autunno?”
Risposta più non  fu, se non la sola
Fatale ossequiosa Vera sorte

Fronzoli d’essenza  faticosa
Non importa se hai tempo e luogo
E qui verrai, sempre e mai



Post Scriptum: questa è una delle poche poesie serie che ho provato a comporre, vi prego di non incollarla in parte alcuna, anche perché devo perfezionare ancora un pezzo di questo sonetto, che ha un doppio settenario al posto di un endecasillabo(Solo che quel verso è troppo carino per poter essere tagliato. Attenti ad assonanze e rime al mezzo, la poesia gioca molto su questo. Avete capito il senso della poesia? Avete qualche dubbio? Scrivetelo in un commento qua sotto!

Oyasumi nasai!