lunedì 22 giugno 2015

UN GRANDE SCRITTORE: TAICHI YAMADA

CULTURA D'ESTATE 13

Scusate, sono un po' scocciato perché avevo già scritto questo articolo e per sbaglio l'ho cancellato, ma se sono scemo me la devo prendere solo con me stesso. :) Riprendiamoci dai, un bel respiro e si riscrive tutto.

Oggi vi voglio consigliare un libro di un autore giapponese, Taichi Yamada, nato nel 1934 e tuttora vivente. Ma vediamo subito cosa ci dice wikipedia sulla sua carriera e sulle sue opere.

Career[edit]

Born in Asakusa, Tokyo, Yamada attended Waseda University before entering the Shōchiku film studios, where he trained as an assistant director under Keisuke Kinoshita.[1] He left the company at age 30 to focus on writing scripts for television dramas, penning such successful series as Kishibe no arubamu and Fuzoroi no ringotachi.[1] He has also written scripts for film and the stage.
As a novelist, his novel Ijintachi to no natsu (異人たちとの夏?), published in 1987, won the Yamamoto Shūgorō Prize.[2] It was translated into English, in 2004, as Strangers. Another Yamada novel, In Search of a Distant Voice, was translated and published in 2006 from a novel originally published in Japan in 1989. A third Yamada novel, I Haven't Dreamed of Flying for a While (飛ぶ夢をしばらく見ない Tobu yume o shibaraku minai?), was translated into English and published in 2008.

Selected works[edit]

Television[edit]

  • Kishibe no arubamu (1977)
  • Omoide zukuri (1981)
  • Fuzoroi no ringotachi (1983)
  • Fuzoroi no ringotachi II (1985)
  • Fuzoroi no ringotachi III (1991)
  • Fuzoroi no ringotachi IV (1997)

Film[edit]

Literature[edit]


Come vedete ha tutta una carriera anche televisiva, ma a noi ora interessano i libri, e prima o poi dovrò leggere anche gli altri due.

Sarà interessante leggere di questo tema per quanto sta succedendo in questi giorni con i nostri profughi. In particolare proprio ora, al confine con la Francia, e avrete sicuramente saputo di tutti quei rifugiati bloccati al confine. Io questo problema lo sento perché mi è sempre stato a cuore e anche perché lo vedo, abitando proprio vicino a Ventimiglia. Insomma, spero che tutto ciò si risolva in fretta, intanto cercherò di offrire un mio aiuto.

Vi incollo anche una foto di Yamada.


SPLEEN ARROGANTE

CULTURA D'ESTATE 12
Oggi vi incollo un mio SPLEEN, un po' arrogante in un nuovo stile da me coniato.
Vietato incollarne anche la più piccola parte in un altro posto senza avere chiesto l'autorizzazione in un commento.
Lo stile che vi presento è lo Stile Universale Personale(SUP)

SPLEEN

Scrivo liberamente
Non curando metrica alcuna, libero navigatore
In acque sicure, ma con ardore
Non sempre le rime inserisco
Ma certo mi diletto, lo ribadisco
Mi diverte scriver cose farabutte
Che altri potranno giudicare brutte
Il mio gioco è questo, così è qua
Se non vi pare, andatevene di là

La scienza non è il letto
Per rimuginare su un cuscino
Silenzio arriva repentino
Di luce e morbidezza
L'arte irrompe sovrana
E strappa ogni cosa che trova
La scienza non può nulla
E lascia soluzioni senza senso
Il nostro destino è morire
Voi non potete sapere ciò che penso

E i miei pensieri sempre rimarranno
Celati nell'ombra loro non hanno
Da trovar di che esprimersi in versi continui
Versi versi, e che versi? Ora della poesia
Me ne faccio un baffo, alla prosa io passo

Correva l'anno migliore del mondo quando quell'uomo si allontanò a bordo del suo treno.
Eppur non seppi più nulla, non ero su quel treno. E mi confusi! Per la miseria, così tante persone da seguire con lo sguardo e con la mente, ma soprattutto fisicamente. (Be poetic, even in prose(Charles Baudelaire))E più lo penso più mi deprime questo ardire ad un ardore che non esiste e nuoce di continuo a me stesso. Ed io che ho fatto? Intanto ho seguito quell'individuo. Se altro non si può fare che seguir un singolo, lo prenderò da esempio per tutte le altre persone.
Perché non siam nati uguali? Tutti con uno stesso mondo e una stessa missione? Tutte azioni uguali in tempi uguali, assassini con samaritani, samaritani con ladri e bestemmiatori. Ottici con chimici, suonatori con malati di cuore. (Ma ora tutti dormono dormono dormono sulla collina).
Dov'è che ho messo quella logica che mi è stata inculcata? Il segreto non è proprio inculcare! Stolto d'un lettore! Se così la pensi non leggermi affatto. E' molto semplice da spiegare, ma abbi un po' di intelletto. Non è forse un segreto che si tiene alla popolazione? Eppur alcuni lo hanno dentro di sé. Il tempo passa ed io non faccio che pensarci: il passato, il futuro, le cose che non si posson controllare, mi diranno: vatti a far ricoverare. Ma pazienza! Questo è il sacrificio dell'autore. Che perlomeno conosce la lingua più del suo lettore.

Ibbiribì ibbiribà, vuolsì così colà
Che il lonfo più non grida
Ma ad un busto di Minerva ora posa
come d'autunno m'illumino
d'un segreto assai latente
Che pell'atomo opaco de'male
Non voglio svelare al lettore
Lo impiccheranno, non ha vent'anni ancora!
Urleranno alcuni. “Mai più!” sentenzierà
il feral augel di Pluto: ancor non avete capito?
La morte ci riserva quel che lei stessa vuole
E chi è lei? L'essere più vile! Che quel che non sa fa
Ma con sicurezza! E non esita sul grilletto!
E se il cammino dell'uomo timorato è minacciato
da ogni parte dall'iniquità di tutti, c'entra forse il destino?
Giammai esistito! Progredire di eventi in niuna parte
Essi sono tra loro collegati. E se occorre un grande sforzo
Per veder ciò che si ha sotto il naso, credete: date retta:
una metà di ciò che vedete è vero, ma nulla di ciò che sentite
Si sa che i marinai si dilettano a catturare albatri,
grossi uccelli di mare, eppur che male c'è a pensare
di dover fare di tutto pur di arrivare a conoscere
La Verità dell'Universo?! E con misera umiltà non più
accondiscendente, la barca è la stessa, lettore,
Il segreto io ora mi appresto a svelare con ardore
E' questo il dramma chiamato Uomo, e il suo eroe è il verme conquistatore!


E con tutti gli altri passeggeri l'uomo che prese il treno, morì.

DA PRAGA CON FURORE

CULTURA D'ESTATE 10

Oggi vi incollo un po' di foto del mio viaggio fatto nei precedenti giorni. Ora vedete Praga, capitale della Repubblica Ceca. Devo dire che come città mi ha alquanto sorpreso, anzitutto per la quantità di arte e di storia che vi ho trovato, ovunque ti girassi avevi monumenti, chiese, o palazzi storici, e uno più bello degli altri, da fare ingelosire anche le città italiane(Ci saranno cose più belle in Italia, ma una densità del genere non l'ho mai notata).
Non ho imparato neppure una parola di ceco perché è facile parlare in inglese con loro; oramai se non si sa l'inglese è proprio un handicap. Però mi stupisce sempre come si trovino persone che sanno parlare fluentemente l'italiano. Ti chiedi: perché? Dove l'avete imparato? Penso che noi con le lingue siamo messi malissimo, va già bene se da noi si conosce l'inglese, figuriamoci il ceco. Ad ogni modo la lingua italiana è la migliore, anche questo è da riconoscere.
Le persone erano piuttosto simpatiche, come modo di parlare mi hanno ricordato un po' i tedeschi. Insomma, non tutto sto granché di gentilezza, ma erano certo disponibili a rispondere ad eventuali dubbi di un turista in maniera garbata.
E' interessante notare come in  questo paese sia facile commerciare hashish e cannabis, che non sono illegali e  si trovano ovunque dolcetti, caramelle e biscotti a quei gusti lì. Ma anche birre e bustine di te. Dicono anche che la cannabis abbia effetti curativi. Per curiosità ho preso un pacchetto di mentine, anche se non intendo consumarle le ho comunque portate.






















IL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE

CULTURA D'ESTATE 11

Oggi vi parlerò del conflitto israelo-palestinese. Non che sia il conflitto più grave che affligge questo mondo(Anche se è un grande problema comunque) ma è fortemente rappresentativo per stigmatizzarvi l'odio nei confronti dei popoli ed analizzare come si svolgono le guerre moderne.

In questo momento voglio parlarvi chiaro e non userò mezzi termini poiché tutti devono conoscere la verità; si potranno avere idee differenti, ma innanzitutto è importante avere presente quel che succede realmente sul nostro mondo, dato che è lo stesso per tutti noi. E poi, con la minaccia dei gruppi terroristici e dei vari conflitti internazionali prima o poi rischiamo di ritrovarci in guerra anche noi. In fondo se ci pensate la situazione non è poi così stabile.

Ma partiamo dall'inizio. Proprio inizio inizio, quando nel 1948 lo stato di Israele viene fondato. Ma fondato da chi? In pratica dall'ONU, che REGALA, perché ce lo dobbiamo dire in termini chiari, un piccolo pezzo di terra RUBANDOLO ai paesi arabi. Cioè regala cose non proprie. Detto questo i paesi che circondavano Israele avevano tutto il diritto di essere recalcitranti nel riconoscere l'indipendenza e la realtà di quel piccolo staterello insinuato in mezzo a loro giganti. E pian piano Israele ha iniziato ad allargarsi, occupando tutti i territori palestinesi e spingendosi sempre più in là fino ad arrivare ai confini che ha oggi. Gli stati interessati hanno cercato di proteggersi, ma Israele aveva gli USA dalla loro parte, e come potevano salvarsi? Anche l'Egitto, dominato da un grande pragmatico e pacifico come Nasser, fu costretto ad entrare in guerra, eppure perse comunque.

E ora riflettiamo. Un popolo palestinese, povero e non istruito a confronto con un popolo israelo-americano, ricco, potente ed istruito. Chi vincerà? Lascio a voi le conclusioni inerenti a questa domanda.

La cosa triste è che in pochi sono a conoscenza di questa breve storia, comunque breve, anche se qui l'ho resa nella maniera iù sintetica che mi sarebbe potuta riuscire, poi è chiaro che come in tutte le storie ci sono mille sfaccettature.

Il libro consigliato di oggi è "Sognando Palestina", un libro scritto da una palestinese che vive in Italia e ha quindici anni. O meglio, li aveva quando ha scritto il libro. E per quell'età fidatevi che è un libro davvero meraviglioso. Storie di amicizia che si intrecciano nel bel mezzo della guerra. Ho apprezzato in certi punti la mancanza totale di punteggiatura. In quei momenti mi immaginavo la scrittrice pigiare i tasti della tastiera concentratissima e presa dall'ispirazione, senza potersi curare di una banale e conformista punteggiatura. Anche Saramago lo faceva.

Insomma questa è la storia della martoriata Palestina, che ora cerca di ritagliarsi un piccolo pezzo attorno ad Israele, eppure viene massacrata di continuo. Se seguite la cronaca ad esempio di MISNA, assolutamente imparziale per qualsiasi argomento trattato, o seguite comunque blog di parte, potrete veramente capire quali massacri la Palestina subisce. Le ruspe che distruggono interi villaggi, i soldati nelle case dei civili a picchiare donne e bambini. Insomma, un'esagerazione.

E la colpa di chi è? Dell'Occidente, naturalmente, specie degli USA. Costoro devono sempre ficcare il becco negli affari altrui. E che se ne fanno? Ci guadagnano, certo, col commercio di armi. E se Israele è stato fondato è solo per la politica attuata negli anni '40 dai fascisti vari.

Insomma, se stiamo a vedere le varie parti si può capire perché spesso il mondo arabo ce la possa avere con noi, ma non voglio certo giustificare i terroristi.
Andrebbero giudicati i vari crimini di guerra condotti dal 1948 a questa parte, come si è fatto con i fascisti, perché i sionisti sono i nuovi fascisti, che godono di una meritocrazia non meritata  di certo della ostentata simpatia dei vari paesi occidentali, e, sempre i sionisti, sembrano dovere restituire tutti i mali che hanno ricevuto.

Ho scritto questo post sperando che anche solo una persona, incuriosita, ora ne sappia di più e possa riflettere maggiormente. In caso fossi stato arrogante, credete, non s'è fatto apposta.

AFORISMI E RIFLESSIONI

CULTURA D'ESTATE 09

Per la giornata di giovedì. A venire: venerdì, sabato, domenica, lunedì.

Sono tornato! In questi giorni sono stato a Praga, nei prossimi giorni se riesco infilo un po' di foto così vi racconto un po' di storia e un po' di arte, perché quella città ne è piena. Infine però devo farvi un'ultima serie di care riflessioni che ho in serbo per voi, e nelle giornate dei prossimi giorni potrò parlarvi un po' di Praga.

Intanto, per questi aforismi che vi incollo di continuo, vi consiglio l'iscrizione alla newsletter di un aforisma al giorno, facilmente rintracciabile su google. Non è mia intenzione fare pubblicità, eppure se c'è qualcosa di bello dovrò pur consigliarlo, no? Ovviamente è tutto gratis.

1) Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere.
D. Arbus
Al contrario delle precedenti frasi della fotografa, questa mi sembra un po' più furba. Non so se vi ricordiate il detto: "Il miglior modo per dire la verità è non dirla affatto", e mi pareva anche di avervi parlato in altre occasioni delle cosiddette bugie a fin di bene. Ecco, questa è la stessa verità applicata alle fotografie. E come dice Poe ne la lettera rubata:"Il miglior modo per nascondere qualcosa è renderlo visibile alla vista di tutti".

2)Il vero viaggio di scoperta non consiste nello scoprire nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi.
Marcel Proust
Questo può essere il succo di quella famosa madelaine, vi ricordate la storia inerente? Certo è che per vedere le cose diversamente basta cambiare punto di vista. Ricordate l'opera stili, di Queauneau? In cui lo stesso semplice episodio si ripete di continuo ma viene narrato in maniera differente? E' un evento banale, senza nulla di appassionante, eppure è narrato così bene e così variegatamente che non annoia neppure. Questo ci può aiutare a capire la frase di Proust. L'episodio è raccontato cento volte, e ve ne incollo alcune, ricordandovi che su internet ormai si può trovare qualsiasi cosa in pdf, e in questo caso è pure legale.
ESERCIZI DI STILE di Raymond Queneau (trad. di Umberto Eco) 2 1 Notazioni Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore piú tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in piú al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché. 2 Partita doppia Nel mezzo della giornata e a mezzodí, mi trovavo e salii sulla piattaforma e balconata posteriore di un autobus e di un tram a cavalli autopropulso affollato e pressocché brulicante di umani viventi della linea S che va dalla Contrescarpe a Champerret. Vidi e rimarcai un giovinotto non anziano, assai ridicolo e non poco grottesco, dal collo magro e dalla gola scarnita, cordicella e laccetto intorno al feltro e cappello. Dopo uno spingi-spingi e un schiacciaschiaccia, quello affermò e asserí con voce e tono lacrimoso e piagnucoloso che il suo vicino e sodale di viaggio s’intenzionava e s’ingegnava volontariamente e a bella posta di spingerlo e importunarlo ogni qual volta si scendesse uscendo o si salisse entrando. Questo detto e dopo aver aperto bocca, ecco che si precipita ed affanna verso uno scranno e sedile vergine e disoccupato. Due ore dopo e centoventi minuti piú tardi, lo reincontro e lo ritrovo alla Cour de Rome a cospetto della Gare Saint-Lazare, mentre è e si trova con un amico e contubernale che gli insinua di, e lo incita a, far applicare e assicurare un bottone e bocciolo d’osso al suo mantello e ferraiuolo. 3 Litoti Non s’era in pochi a spostarci. Un tale, al di qua della maturità, e che non sembrava un mostro d’intelligenza, borbottò per un poco con un signore che a lato si sarebbe comportato in modo improprio. Poi si astenne e rinunciò a restar in piedi. Non fu certo il giorno dopo che mi avvenne di rivederlo: non era solo e si occupava di moda. 4 Metaforicamente Nel cuore del giorno, gettato in un mucchio di sardine passeggere d’un coleottero dalla grossa corazza biancastra, un pollastro dal gran collo spiumato, di colpo arringò la piú placida di quelle, e il suo linguaggio si librò nell’aria, umido di protesta. Poi, attirato da un vuoto, il volatile vi si precipitò. In un triste deserto urbano lo rividi il giorno stesso, che si faceva smoccicar l’arroganza da un qualunque bottone. 5 Retrogrado Dovresti aggiungere un bottone al soprabito, gli disse l’amico. L’incontrai in mezzo alla Cour de Rome, dopo averlo lasciato mentre si precipitava avidamente su di un posto a sedere. Aveva appena finito di protestare per la spinta di un altro viaggiatore che, secondo lui, lo urtava ogni qualvolta scendeva qualcuno. Questo scarnificato giovanotto era latore di un cappello ridicolo. Avveniva sulla piattaforma di un S sovraffollato, di mezzogiorno. 6 Sorprese Com’eravamo schiacciati su quella piattaforma! E come non era ridicolo e vanesio quel ragazzo! E che ti fa? Non si mette a discutere con un poveretto che - sai la pretesa, il giovinastro! - lo avrebbe spinto? E non ti escogita niente po’ po’ di meno che andar svelto a occupare un posto libero? Invece di lasciarlo a una signora! Due ore dopo, indovinate chi ti incontro davanti alla Gare Saint-Lazare? Ve la do a mille da indovinare! Ma proprio lui, il bellimbusto! Che si faceva dar consigli di moda! Da un amico! Stento ancora a crederci! 7 Sogno Mi pareva che tutto intorno fosse brumoso e biancastro tra presenze multiple e indistinte, tra le quali si stagliava tuttavia abbastanza netta la figura di un uomo giovane, il cui collo troppo lungo sembrava manifestarne da solo il carattere vile e astioso. Il nastro del suo cappello era sostituito da una cordicella intrecciata. Poco dopo ecco che discuteva con un individuo che intravvedevo in modo impreciso e poi - come colto da súbita paura - si gettava nell’ombra di un corridoio. Un altro momento del sogno me lo mostra mentre procede in pieno sole davanti alla Gare Saint-Lazare. P, con un amico che gli dice: «Dovresti fare aggiungere un bottone al tuo soprabito». A questo punto mi sono svegliato. 8 Pronostici Quando verrà mezzogiorno ti troverai sulla piattaforma posteriore di un autobus dove si comprimeranno dei viaggiatori tra i quali tu noterai un ridicolo giovincello, collo scheletrico e nessun nastro intorno al feltro molle. Non si sentirà a proprio agio, lo sciagurato. Penserà che un tale lo spinge a bella posta, ad ogni passaggio di gente che sale e che scende. Glielo dirà, ma l’altro, sdegnoso, non risponderà motto. Poi il ridicolo giovincello, preso dal panico, gli sfuggirà sotto il naso, verso un posto vacante. 3 Lo rivedrai piú tardi, Cour de Rome, davanti alla stazione di San Lazzaro. Un amico lo accompagnerà, e udirai queste parole: «Il tuo soprabito non si chiude bene. occorre che tu faccia aggiungere un bottone». 9 Sinchisi Ridicolo giovanotto che mi trovavo un giorno su di un autobus gremito della linea S, collo allungato, al cappello una cordicella, notai un. Arrogante e lagrimoso con un tono, che gli si trovava accanto, contro questo signore protesta lui. Perché lo spingerebbe, volta ogni gente che la scende ne. Libero siede si precipita un posto sopra, questo detto. A Rome Cour de, io lo di nuovo incontro due dopo ore e un al suo soprabito bottone d’aggiungere un amico suggerisce gli. 10 Arcobaleno Mi trovavo sulla piattaforma di un autobus violetto. V’era un giovane ridicolo, collo indaco, che protestava contro un tizio blu. Gli rimproverava con voce verde di spingerlo, poi si lanciava su di un posto giallo. Due ore dopo, davanti a una stazione arancio. Un amico gli dice di fare aggiungere un bottone al suo soprabito rosso. 11 Logo-rallye (Istruzioni: inserire nel racconto le parole dote, baionetta, nemico, cappella, atmosfera, Bastiglia, lettera) . Un giorno mi trovavo sulla piattaforma di un autobus che faceva parte della dote comunale. C’era un giovanotto ridicolo, non perché portasse una baionetta, ma perché aveva l’aria di averla pur non avendola. All’improvviso, costui balza sul suo presunto nemico e lo accusa di comportarsi come non si dovrebbe in una cappella. E dopo aver reso l’atmosfera tesa, questo bischero va a sedersi. Lo reincontro due ore dopo, non lontano dalla Bastiglia, con un amico che gli consiglia di far aggiungere un bottone al suo soprabito. Consiglio che avrebbe potuto dargli anche per lettera. 12 Esitazioni Non so bene dove accadesse... in una chiesa, in una bara, in una cripta? Forse... su di un autobus. E c’era... Cosa diavolo c’era? Spade, omenòni, inchiostro simpatico? Forse... scheletri? Sí scheletri, ma ancora con la carne intorno, vivi e vegeti. Almeno, temo. Gente su di un autobus. Ma ce n’era uno (o erano due?) che si faceva notare, non vorrei dire per che cosa. Per la sua astuzia sorniona? Per la sua adipe sospetta? Per la sua melanconia? No, meglio - o piú precisamente - a causa della sua imprecisa immaturità, ornata di un lungo... naso... mento... alluce? No: collo. E un cappello strano, strano, strano. Si mise a litigare (sí, è cosí) senza dubbio con un altro passeggero (uomo o donna? bambino o vegliardo?). Poi finí - perché finí pure, in qualche modo o maniera - probabilmente perché uno dei due era scomparso... Credo sia proprio lo stesso individuo quello che ho rivisto... ma dove? Davanti a una chiesa, a una cripta, a una bara? Con un amico che doveva certo parlargli di qualcosa, ma di che, di che, di che?
Scusate se è tutto attaccato, ad alcuni risulterà più leggibile, ad altri meno.

Girovagando per il web alla ricerca del testo di Stili da incollarvi, ho trovato un interessante articolo su quest'opera, che ora vi incollo, ma solo in parte, la parte che ci interessa, e non la parte già trattata da noi in precedenza.
Rubato da STORIE

Queneau stesso pare sdoppiarsi. Da una parte, il chirurgo freddo e calcolatore, dall’altra una sorta di avventuriero, un esploratore lessicale in cerca di paradossidi un linguaggio musicale, quasi dionisiaco, ed, in fondo di una realtà linguistica e sociale ancora tutta da scoprire. Ed ecco, allora, che, come detto, dalle “Notazioni” si passa alle 98 variazioni, operazione che, pare, Queneau abbia concepito ascoltando delle variazioni sinfoniche.
Una di queste è l’esilarante “Sincopi”, esercizio al quale lo scrittore giunge dopo le apocopi (caduta della vocale finale di una parola ed eventualmente anche della consonante che la precede), le aferesi (soppressione di una vocale o sillaba iniziale), e i poliptoti (figura retorica classica, consistente nel riprendere in frasi successive di un periodo una parola, di solito la prima della frase iniziale): “Ungrno vrso mzogiorno sopra lpaiattformapstriore duntobus delalina S vdin gíovn dalcoltrplngo cheportva uncpelloircndtda unacrdcella intrcc. Eglsto appstro’ fiV isuvicno prtndendochcotui fcvappsta a pstrglipdi agni frmt. Porpdmente eglbndono’ ladscsione pergttrsi sdin pstlbro. Lrivdqulche orpitrdi dvantilastzione Sntlzre igrn conversazne cncmpgno chísuggrva dfrisalre upco ibottne desusprbto”.
Comicità acquisita per accumulo, dunque, assoluta follia verbale, ma non più di tanto, se si guarda con attenzione; per avere lo stesso effetto basterebbe parlare, in fondo, con un arabo giunto da poco tempo in Italia (il quale, probabilmente, alla fine dell’incontro vi saluterebbe con un impicciatissimo “Arvdc” che sta per “arrivederci”).
Eccoci dunque al momento cruciale dell’operazione: l’esploratore è ora nel cuore del linguaggio e così nel cuore del mondo. Non è interessato ad un vuoto gioco formale sulle parole, ma attraverso le sue scomposizioni e i suoi parossismi pare giungere al nucleo delle cose.
Il breve raccontino, la notazione sull’autobus della linea S, l’osservazione di un uomo dal collo troppo lungo, diventano a mano a mano altri 98 racconti, tutti significativi ed uno diverso dall’altro.
Il corpo lessicale che Queneau ha steso sulla tavola operatoria, e sul quale sta operando e trapiantando, moltiplicato com’è, diventa allora le mille voci e i mille specchi di quel labirinto che è la realtà.
Gli esperimenti aumentano vertiginosamente, come in un’entusiasmante composizione di free jazz: l’autobus della linea S viene percepito e curiosamente raccontato dall’olfatto, dal gusto e dall’udito. Leggiamo onomatopee (“A boarrrdo di un auto (bit bit, pot pot!) bus, bussante…”, comunicati telegrafici (“BUS COMPLETO STOP TIZIO LUNGOCOLLO CAPPELLO TRECCIA APOSTROFA SCONOSCIUTO SENZA VALIDO PRETESTO STOP…”), siamo invitati a vedere l’azione da diversi punti di vista: quello del reazionario (“Naturalmeexercices-de-stylente l’autobus era pieno e il bigliettaio sgradevole…”), quello scientifico e privo di emozioni dell’insiemista (“Nell’autobus S si consideri l’insieme A dei passeggeri seduti e l’insieme D dei passeggeri in piedi…”, quello incerto del protagonista di “Dunque, cioè” (“Dunque, più tardi, cioè alla Gare Saint-Lazare, l’ho rivisto, dunque. Cioè, era con un tale che, dunque, gli diceva, cioè quel tale: ‘dunque, dovresti far mettere un altro bottone, dunque, al soprabito. Cioè”), quello maldestro e forse un po’ datato del compagno (“Perché cazzo, scusate compagni, io non sono abituato a intervenire in situazioni politiche di un certo tipo. Cioè, cazzo, a me non mi hanno fatto studiare perché cazzo la scuola, cioè, è solo dei ricchi. Io vorrei dare una testimonianza di classe di quel che ho visto ieri sull’autobus (non sulle mercedes dei signori) ma mi si intrecciano le dita…”) fino a quello colorito e pasoliniano del coatto (“Aho! Annavo a magna’ e te monto su quer bidone de la Esse-e ‘anvedi? – nun me vado a incoccia’ con ‘no stronzo con un collo cche pareva un cacciavite, e ‘na trippa sur cappello? E quello un se mette a baccaglia’ con st’artro burino perché – dice – je acciacca er ditone? Te possino! Ma cche voi, ma cchi spinge? e certo che spinge! chi, io? ma va a magna’ er sapone!”).
E il gioco continua, e potrebbe continuare a lungo, come se Queneau fosse preda di allucinazioni e formidabili intuizioni indotte dall’uso di LSD verbale.
Al linguaggio quotidiano si aggiunge così la gustosa ed intelligente parodia dei generi letterari. E il caso dell’esercizio “Ampolloso”, così comune a tanta letteratura italiana passata e contemporanea: “Quando l’aurora dalle dita di rosa imparte i suoi colori al giorno che nasce, sul rapidissimo dardo che per le sinuose correnti dell’Esse falcatamente incede, grande d’aspetto e dagli occhi tondi come toro di Bisanto…”; o di quello fieramente disperato dei “Versi liberi”: “L’autobus/pieno/il cuore/ vuoto/il collo/lungo/il nastro/a treccia/i piedi/piatti/piatti e appiattiti/il posto/vuoto/e l’inatteso incontro alla stazione dai mille fuochi/spenti/di quel cuore, di quel collo, di quel nastro, di quei piedi/di quel posto vuoto/e di quel/ bottone”; o di quello, ancora, molto vicino al Céline di “Viaggio al termine della notte”: “Ma, guarda, ‘ste cose non le capisco: un tipo che s’intigna a marciarti sul ditone ti fa girare i cosiddetti. Ma se dopo aver protestato va poi a sedersi come un cottolengo, me guarda questo non mi va giù. Me guarda, ho visto ‘sta roba l’altro giorno sulla piattaforma di dietro della S…”. E potevano mancare in questo contesto le sempre più importanti ed attualissime contaminazioni linguistiche? Ecco allora una versione del giavanese: “Ufun giofornofo vefersofo mefezzofogiofornofo sufun afautofobufus vefedofo ufun giofovafanofottofo cofon ufun cafappefellofo cofon ufunafa trefecciafa efe ufun cofollofo htfungofo…”; e l’esilarante anglicismo, probabilmente, vista l’americanizzazione del pianeta, l’esperanto del futuro: “Un dei, verso middei, ho takato il bus and ho seen un yungo manno con un greit necco e un hatto con una ropa texturata. Molto quicko questo yungo manno becoma crazo e acchiusa un molto respettabile sir di smashargli i fitti. Den quello runna tovardo un anocchiupato sitto. Leíter lo vedo againo che ualcava alla steiscione Seintlasar con uno friendo che gli ghiva suggestioni sopro un batton del cot”. Moltissime possibilità vengono dunque sperimentate.
Fondamentale, in un caso come questo, è il ruolo della traduzione di Umberto Eco. Essendo impossibile una traduzione letterale, Eco, così come spiega nell’introduzione, ha tentato (nei casi, almeno, in cui più evidente era l’intraducibilità) di inserire i tagli e le aggiunte operati da Queneau in un contesto diversificato. Ed è proprio dal rapporto con il mondo di cui fanno parte che gli esercizi dello scrittore francese (solo apparentemente formali, è il caso di ripeterlo) assumono un senso. Come sostiene Eco: “In breve nessun esercizio di questo libro è puramente linguistico, e nessuno è del tutto estraneo a una lingua. In quanto non è solo linguistico, ciascuno è legato all’intertestualità e alla storia. In quanto legato a una lingua è tributario del genio della lingua francese. In entrambi i casi bisogna, più che tradurre, ricreare in un’altra lingua ed in riferimento ad altri testi, a un’altra società, e un altro tempo storico”. Forte è in Eco, formidabile ricreatore del linguaggio di Queneau, la tentazione di andare più in là ed abbattere il mistico muro dei 99 esercizi. Provare e riprovare, parodiando il linguaggio avvocatesco, quello degli architetti, dei creatori di moda o lo stile di Hemingway, Robbe-Grillet o Moravia. Il gioco, in fondo, si presta ad interpretazioni e le possibilità sono infinite.
3) Quel che al mondo ascolta più stupidaggini è forse un quadro da museo.
E and J De Goucart
Questa è una frase di critica artistica, un quadro da museo che vede passare ogni giorno flotte di ignoranti che balbettano frasi senza senso e lui deve stare lì, senza poter dire nulla. Oppure passano menefreghisti, che non sanno apprezzare l'arte di chi quel quadro, l'ha dipinto. Questo si può applicare a tutte le arti, e, perché no? Anche alle scienze, seppur, per quel che mi riguarda, la passione che anima sarà inferiore, come la rabbia di fronte agli ignoranti. A proposito di ignoranti, e rendo questa frase l'ultima perché oggi abbiamo già messo su un sacco di roba, Poe diceva(e vi chiederete perché cito sempre Poe. Be', intanto perché è il mio poeta preferito e secondo scrittore preferito, e poi perché lui era specialista in citazioni e quindi ci ha lasciato un sacco di aforismi nei suoi Marginalia, ovvero le note che scriveva ai margini dei libri che comprava. E andava proprio a cercare i libri con un margine grande. Che maestro. Inoltre era fissato con le citazioni, pensate che quasi tutti i suoi racconti se non tutti iniziano proprio con una citazione.): "L'ignoranza è una benedizione, ma per essere tale essa non deve dubitare neppure di esistere" e insomma, il succo era questo. Vi lascio la possibilità di rifletterci, poi, su questa frase, torneremo domani.
Nell'ultima frase abbiamo parlato di quadri, e ora vi incollo un celeberrimo dialogo tratto da "Il pianista sull'oceano", e per questo vi consiglio anche di leggere Novecento, di Alessandro Baricco.
https://youtu.be/tKL1lnRbBcU

mercoledì 17 giugno 2015

AFORISMI E RIFLESSIONI

CULTURA D'ESTATE 08

Dato che sarò fuori città non potrò seguirvi fino a lunedì, chiedo scusa per il disagio, ma poi farò un compendio di cultura per recuperare tutto quanto abbiamo perso.

Parliamo di cultura e riflessione. E' molto bello conoscere aforismi perché contengono citazioni, e conoscere citazioni per ogni evenienza è sempre utile, innanzitutto per sé stessi, e poi per dimostrare cultura agli altri(Questo per una visione egocentrica, ma non dobbiamo dimostrare nulla ad alcuno).
In passato vi erano personaggi fissati con le citazioni, come Poe, che arrivò a conoscerne un numero lunghissimo, e non poteva non iniziare un suo racconto se non con una citazione, e con l'autore della stessa in calce. E' per questo che trovate, qua sul mio blog e sui miei articoli CULTURA D'ESTATE cotante citazioni. Oggi rifletteremo su ben dodici citazioni.

Iniziamo...

1)Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi, le cose più profonde odiano l'immagine e la similitudine.
Friederich Nietsche
E questo non significa che le cose più profonde siano positive; spesso, con la riflessione possiamo scoprire il mondo che vi è a ridosso dell'invisibile, e sarà quasi impossibile darvi cordare ed esplorare, quel mondo.

2)Il fuoco migliore non è quello che brucia più in fretta.
C. Eliot
Quando ero piccolo mi dicevano "fretta e bene non vanno d'accordo", ora io dico: con tutte le cose che abbiamo da fare come facciamo a non fare qualcosa di fretta? In verità vi è gente più portata a fare certe cose, che per quanta fretta può metterci le farà sempre meglio di uno che vi ha passato l'intera vita. E poi, in senso vanamente letterale, il fuoco migliore è veramente quelo che brucia più in fretta, perché è quello che produce meno danni.

3)L'arte non riproduce il visibile, piuttosto crea il visibile.
Paul Klee
Però è bello, è tutto quanto vi è di estremamente bello deve essere per forza Vero, anche se è una creazione.

4)Io stesso muto nell'istante in cui dico che le cose mutano. L'intima natura delle cose ama nascondersi.
Eraclito
E anche io sto mutando ora che scrivo queste parole. E' ovvio, ce lo dice anche la scienza(Anche se io e  lei non andiamo tanto d'accordo questa devo concedergliela), andando avanti anche solo le nostre cellule si deteriorano di continuo: è il futuro che diventa presente. Come dicevamo nell'aforisma 1), è facile intuire davvero che l'intima natura delle cose ama nascondersi, e il miglior radar per scovare il suo nascondiglio, è quello del pensiero.

5)Il cane è un gentiluomo. Spero di andare nel suo paradiso, non in quello degli uomini.
Mark Twain
Mi piacciono queste frasi, e sono completamente d'accordo. Può essere interpretato come ateismo di Twain, tuttavia io tempo fa vidi un cartello su un hotel: "Non chiedete neppure se il vostro cane qui possa entrare, non ho mai visto un cane ubriacarsi, fare a botte con un'altro o guidare pazzamente un'auto, per cui tutti i cani possono entrare, ma certi uomini farebbero meglio a starsene alla larga", recitava più o meno così, almeno, questo era il senso compiuto di tutto quanto vi fosse scritto. Come non trovarsi d'accordo?

6)Viaggiare è quasi lo stesso che conversare con quelli dei secoli passati.
Cartesio
E ve lo dirò presto: in questi giorni vado a Praga, città ricca di storia. A questo proposito vi ricordo l'inizio della canzone della Moldava, di Bertold Brecht, una sola strofa, che è perfettamente espositiva di quanto io finora, sebbene giovane, abbia vissuto.
Sul fondo del fiume si muovon le pietre
A Praga tre re son sepolti
Il più grande diventa piccolo, e il piccolo cresce
La notte è di dodici ore, non più

7)Ciò che ho sempre trovato di più bello, a teatro, è il lampadario.
Charles Baudelaire
Be', anche se questa è una scelta personale, cioè sono gusti, qui mi devo trovare d'accordo. Chi non trova affascinanti quegli enormi lampadari di cristallo? Hanno sempre destato interesse, sennò perché costruirli? La dinastia Hohenstaufen voleva distruggere tutti i lampadari del mondo per dimostrare che i propri erano in assoluto più bello, e in effetti ne distrusse veramente tanti. Oppure pensate all'apertura delle scene ne "Il fantasma dell'opera" uno dei più grandi spettacoli teatrali mai scritti da Leroux. A questo proposito vi ricordo la versione di Dario Argento e un musical meraviglioso ma non famosissimo, che se non avete visto dovete vedere oggi stesso: "Stage Fright", letteralmente, paura da palcoscenico, che mette in scena, appunto, "The phantom of the Opera".
Qui di seguito vi incollo il link alla melodia di Weber, lo stesso della colonna sonora "Memory, dall'opera "Cats"(Come vedete anche se oggi ho messo soli aforismi i riferimenti culturali sono veramente tanti tanti tanti):https://youtu.be/tmE0QECdcL8

8) L'unico vero giudice della verità è il tempo.
Pindaro
Col passare del tempo tutte le bugie vengono fuori, questo è assodato(Se non si considerano poche eccezioni per cui non vale la pena arrischiarsi).

9)L'arte è l'espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice.
Albert Einstein
Assolutamente sì. Ho letto tempo fa la frase: "La scienza è il modo più complicato di spiegare cose semplici, l'arte è la maniera più semplice di spiegare cose complesse", come non trovarsi d'accordo? E quindi, dico io, e direte voi: meglio l'arte, no? Invece quando dissi questa frase a mio cugino, appassionato di scienza, lui mi rispose: "e quindi dobbiamo preferire la scienza", ognuno ha la sua visione, anche se a me la risposta sembra cotanto scontata.

10)Credo davvero che ci siano cose che nessuno riesce a vedere prima che esse siano fotografate.
D. Arbus
Ho già espresso il mio parere a riguardo della fotografa, e mi sembra un po' presupponente, anche se ammetto che in certi casi può essere vero.

11) Attraverso l'arte noi esprimiamo la nostra concezione di ciò che la natura non è.
Pablo Picasso
Pablo si era creato un Spagna un mondo tutto suo dove viveva solo con le sue forze isolato da tutto il resto. Una cosa del genere in realtà continuo a non pensarla perché non la capisco, ma sono sicuro che lui, nel suo personale mondo, a contatto 24 ore su 24 con l'arte e universalmente riconosciuto, sapesse quanto dicesse.

12)Le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l'inatteso che si incontra per le strade.
R. Doisneau
E' vero. Noi pensiamo alle emozioni che ci riporta camminare per certe strade della nostra città(Dico questo senza alcun patriottismo), ecco, in un film non sarebbe la stessa cosa, e ci vuole un certo coraggio per dirlo; quindi godiamoci la nostra vita quotidiana ed apprezziamola appieno!


A presto!

martedì 16 giugno 2015

I FILM DELL'ESTATE

CULTURA D'ESTATE 07

Parliamo un po' dei miei gusti personali.

Al fine di farvi conoscere qualche buon film, vi incollo qua di sotto i 30 film che ho intenzione di vedere prima che finisca quest'estate.
FILM DA VEDERE
io sono leggenda
memento
vertigo
quei bravi ragazzi
django
kill bill
apocalypse now
carrie
i ragazzi dello zoo di berlino
il figlio dell'altra
facisti su marte
it
fight club
le ali della libertà
il pianista
the rocky horror picture show
million dollar baby
io e annie
la leggenda del samurai
taxi driver
vivere(iriku)
viaggio a tokyo(ozu)
blu quasi trasparente(murakami)
tokyo decadence(murakami)
le sorelle munekada(ozu)
una locanda di tokyo(ozu)
anatomia di un rapimento(kurosawa)
il trono di sangue(kurosawa)
sogni yume(kurosawa)

rapsodia in agosto(kurosawa)

Da notare che nelle parentesi degli ultimi film ho scritto il nome del regista, e Murakami non è quello di 1Q84, ma Ryu Murakami, che non ha alcun legame di parentela con Haruki, ma, oltre a girare film scrive anche libri e sceneggiature, alcuni paiono molto belli e ho intenzione di colmare queste mie lacune.

Quali sono i vostri 10 libri preferiti? Io incollo la mia lista qua di seguito, e voi fatela nei commenti
1) Tsugumi, Yoshimoto
2) Tutte le opere, Allan Poe
3)1Q84, Murakami
4)Il cacciatore di aquiloni, Hosseini
5)Honeymoon, Yoshimoto
6) Una voce lontana, Yamada
7)Quartiere cinese, Lin Yutang
8) Tokyo Blues(Murakami)
9)Sonno profondo, Yoshimoto
10) Dieci piccoli indiani, Christie

E ora parliamo di autori. Chi sono i vostri preferiti? Lista anche di questo

1)Banana Yoshimoto
2) Edgar Allan Poe
3) Haruki Murakami
4) Taichi  Yamada
5)Charles Baudelaire
6) Agatha Christie
7) Lin Yutang
8) Khaled Hosseini
9) Luigi Pirandello
10) Giovanni Verga

Come aggiorneremo queste liste a fine estate? lo scopriremo presto!

Ecco a voi altri aforismi che potrete commentare, anche solo in voi stessi, e fare vostri insegnamenti di vita.

1) Com'è grande, il mondo alla luce delle lampade, e com'è piccolo, agli occhi del ricordo.
Charles Baudelaire

2) Gli uomini che desiderano conoscere il mondo, devono imparare a conoscerlo nei particolari.
Eraclito

3)Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle.
A. Gide

4) Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa.
E. Hopper

5) L'arte è una bugia che ci fa realizzare la verità.
Pablo Picasso

6) Il modo migliore per diventare nojosi è dire tutto
Voltaire


Ohayo gosaimasu